SIRIANI IN PRIMO PIANO: le foto di Anna Ruggieri.

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Mentre Matteo Salvini soffia sul fuoco delle nostre contraddizioni con l’implicito slogan #noaccoglienza, il Paese reale, più ampio di quanto non si creda, alla Stazione centrale di Milano assiste i profughi siriani con cibo, abiti, giocattoli, prodotti per l’igiene personale. In questa città aperta da sempre, gli esuli accampati nella stazione sono assistiti, rifocillati, protetti da operatori specializzati e numerosi cittadini; senza retorica, com’è tipico del capoluogo lombardo. Ma il Paese reale va da Lampedusa a Bolzano. Anche nel capoluogo altoatesino, infatti, gli abitanti si danno da fare numerosi per aiutare chi non ha più nulla, come ha raccontato, quasi con meraviglia, un operatore umanitario a Radio Tre, in questi giorni di fine giugno 2015. Anche in Francia c’è una comunità che passa il confine, arriva a Ventimiglia e, insieme con i cittadini italiani, soccorre i siriani degli scogli. Lo stesso a Roma, fra i migranti della Stazione Tiburtina.
Don Gino Rigoldi in questi giorni ha detto: “Guardarli in faccia” prima di dire no. Ed è certo che quando li si vede da vicino, li si guarda negli occhi, in fuga da guerre e regimi o dalla fame, o si ascoltano le loro storie, ecco che si annullano le distanze culturali e ideologiche tra noi e loro; e la solidarietà con gli stranieri per molti diventa un’esigenza interiore insopprimibile.

C’è chi, dopo averli guardati, ha sentito il bisogno di divulgare il loro infinito esodo e i loro sentimenti: uomini, donne, ragazzi, bimbi e neonati partiti dalla Siria e in fuga verso la ricca e pacifica Europa. La fotografa Anna Ruggieri fra marzo e maggio del 2014 è andata a incontrarne alcuni a Catania, a Milano e fino in Svezia, a Malmö. Col loro permesso ne ha ritratto i volti, e ha costruito un reportage inatteso e spiazzante, dalle caratteristiche uniche.
Tornati in mostra a Milano, nella fermata del passante ferroviario di Porta Venezia fino al 30 di giugno, i 29 scatti di Siriani in transito, accompagnati da ampie didascalie e testimonianze, erano già stati esposti per la prima volta in questa città nel dicembre 2014, per poi toccare altre sedi. Inoltre, dal 23 di giugno la gallery è anche a Bruxelles.

La carrellata ha un’impronta personale fortissima. Niente degrado, scene drammatiche, esplicito dolore. A partire da una dignità e bellezza che è già – evidentemente – nei soggetti ritratti (nonostante la crudele esperienza che vivono), l’autrice accentua l’eleganza estetica delle immagini e costruisce una equilibrata sintesi tra foto d’arte e reportage-verità, qualità non comune che le è già stata riconosciuta a proposito di suoi passati lavori.
A leggere le testimonianze riportate tra foto e foto – quelle di un esodo come sappiamo costellato di disagi e incognite – proprio non ci si aspetta la sequenza di volti giovani e adulti, maschili e femminili, che trattengono dentro di loro, con sconcertante riservatezza, sofferenze e spaesamento, senza farli trapelare.

Mani curatissime, abiti in ordine, capelli ben pettinati …: quasi ci si vergogna quando scopriamo di notare con meraviglia tali dettagli. Ma ciò conferma che la scelta dell’autrice è stata vincente, in quanto ci impedisce di distrarci con elementi di disturbo, sgraziati o miserevoli. Questo, naturalmente, senza nessuna forzatura o travisamento della realtà. C’è però, anche nella denuncia delle sofferenze di un popolo, un’impronta stilistica che non cede mai all’effetto ricattatorio. I telegiornali sono pieni di immagini di degrado che denunciano le terribili condizioni in cui vivono, tra noi, questi disperati. Invece, in questa carrellata, Anna Ruggieri affida ogni sottolineatura critica a minuti dettagli – l’orlo di una tuta – che non urtano e non scandalizzano, ma che ci inchiodano comunque a una distanza-prossimità davvero definitiva. Sono come noi, sono noi, siamo …

piedi BUn altro elemento è caratteristico di questa intensa testimonianza per immagini. Colti fra Catania, Milano, la Svezia, i ritratti sono per la maggior parte primi piani di volti, di cui non è possibile individuare lo sfondo o il contesto. Anche le foto che inquadrano figure intere e un minimo di ambiente sottostanno alla regola del non-luogo. Sebbene la mostra sia tripartita per località, la maggior parte degli scatti non aiutano a comprendere dove ci si trova. Chiusi nei centri di accoglienza, o nelle case che li ospitano, i siriani in fuga – questi visi, bimbi in braccio ai loro papà, giovani seduti sui gradini di una scala condominiale, donne composte, avvolte nei loro fazzoletti drappeggiati, raramente in un esterno – potrebbero benissimo essere a casa loro!
Quindi si impone il pensiero che non è così, l’idea dei patimenti vissuti, ciò che non potranno mai dimenticare: se, davanti a questi visi e questi occhi si compie una riflessione del genere, l’effetto è potente, al pari di una inquadratura esplicitamente drammatica.

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Attraverso foto che – a questo punto, dopo aver cercato di spiegarle – non sembri blasfemo definire glamorous, l’autrice ci mostra ancora una volta ciò che in questi mesi, giorni, tutti ci stanno mostrando, in televisione, sulle pagine dei giornali e nei siti web; ma lo fa con una cifra unica. In bilico fra cruda realtà e ideale estetico, di grande forza e nello stesso tempo incantevole.

www.annaruggieri.com
www.sirianintransito.com

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