La lettera aperta di Alain Minc

Sul numero di dicembre 2012 di 451 – rivista per me imprescindibile di recensioni e politica – c’è una più che brillante Lettera aperta ai miei amici, i finanzieri americani firmata da Alain Minc, scrittore e intellettuale francese.
Con gradevole tono di sfottò, l’autore si diverte a dare una serie di tiratine d’orecchio agli economisti Usa che gufano sul decesso dell’euro, secondo Minc incapaci di comprendere il faticoso cammino unitario imboccato dal Vecchio Continente. Così ho trovato un analista ben più autorevole e anche molto più ottimista di me: lui sì che vede l’Europa blu!
Bonariamente, infatti, suggerisce agli esperti d’oltre Atlantico un maggior senso della storia, col quale relativizzare gli scossoni, le crisi, i traumi, le dichiarazioni e le proposte choc di popoli e governanti europei. Nessuno dei quali – secondo Minc – si assumerebbe mai la responsabilità di uscire dalla moneta unica, di provocare il crollo dell’Unione e uno sconquasso dei mercati ben peggiore di quello del 1929.
Fa notare che è stato fatto l’impossibile per salvare la Grecia (il 2% del Pil dell’eurozona) proprio perché una sua uscita sarebbe stata troppo penalizzante, piena di incognite, e comunque tecnicamente inattuabile (a che prezzo, però, si potrebbe obiettare). Figuriamoci – scrive – se questo sarebbe mai attuabile per Paesi come la Spagna o l’Italia.
Sembra sorridere sornione ricordando le teorie di chi pensa che un’uscita sarebbe programmabile. “Pensare, come alcuni di voi scrivono, che una simile transizione possa essere preparata con disinvoltura in anticipo rasenta l’ingenuità infantile. Il segreto non durerebbe a lungo e i mercati entrerebbero nel panico.”
Della Grecia, spiega ancora che il vero problema di questo Paese (entrato nell’Unione “a sbafo”, scrive) è il governo assente, per cui le imposte, semplicemente, non vengono riscosse; oltre al dettaglio – sancito nella Costituzione -dell’esenzione dalle tasse per la Chiesa e gli armatori! Se si ponesse rimedio a questo scandalo, secondo Minc il bilancio di Atene arriverebbe d’un balzo a un surplus primario.
Della Spagna dice che deve rimediare alla bolla immobiliare, causa a suo tempo di “un’ondata di crescita puramente virtuale”. L’Italia, ancora, con la sua bilancia commerciale in attivo, deve ridimensionare il suo debito storico.
Pungente fino all’ultima riga, suggerisce ai suoi amici americani di non bearsi troppo della solidità del loro partner anglosassone. Certo, il Regno Unito può stampare sterline a volontà ma – scrive – “nemmeno tanto tempo fa i mercati punivano qualsiasi Paese che si limitasse a stampare denaro per autofinanziarsi”.  E quindi fa notare che “il Regno Unito ha un deficit di bilancio più grosso di quello della Spagna, un tasso di crescita economica anemico, in tutto e per tutto come nel resto dell’eurozona, un eccesso di indebitamento famigliare e mediocri livelli di competitività”.
Nonostante ciò, questo lo aggiungo io prendendo spunto da altri articoli recenti, Cameron minaccia l’Europa – da cui ha infiniti vantaggi per il suo Paese – di uscire dall’Unione. Come ho letto, qualcuno sotto sotto lo sta minacciando di dirgli di sì.

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