HABEMUS PAPAM

A pochi giorni dall’Habemus Papam, mercoledì 13 marzo 2013, ore 19,06, è già evidente la novità dello stile di Papa Bergoglio.
Appena ho sentito che si trattava di un Gesuita ho ricordato com’è nato il mio grande interesse per quest’ordine ecclesiastico. È a causa di James Joyce, scrittore prediletto che dai Gesuiti studiò, e per le pagine del suo romanzo Dedalus – pietra miliare nella mia formazione di lettrice – in cui la speculazione filosofica deve molto alla formazione del suo autore.
A proposito di Papa Francesco, il priore di Bose, Enzo Bianchi, della Compagnia di Gesù ha detto che “nessun altro ordine può vantare uomini così collocati nel mondo e capaci di uno sguardo universale” (in una dichiarazione al quotidiano laRepubblica).
In effetti la storia della Compagnia è avventurosa, affascinante e spesso estrema. La racconta in modo avvincente un ampio saggio, più intrigante di un romanzo giallo, che mi sembra non sia più disponibile in italiano. Risale al 1987 la prima edizione in inglese, ed è dell’anno successivo la versione italiana proposta da  SugarCo, di I Gesuiti, del grande teologo Malachi Martin, lui stesso ex gesuita, grande divulgatore, scomparso nel 1999.
È uno dei libri più stimolanti che abbia mai letto (meriterebbe una riedizione, o lo si può affrontare in inglese) anche se inquadra un particolare momento del rapporto, o meglio dello scontro, fra il papato e quell’Ordine.
Questo l’incipit del corposo volume: “Tra l’Ordine dei Gesuiti o, per usare la denominazione ufficiale, la Compagnia di Gesù, e il papato esiste uno stato di guerra. Tale guerra indica che è in corso il cambiamento più letale degli ultimi anni all’interno del clero cattolico”.
Un approccio choc e subito polemico, che però invoglia ad affrontare oltre 500 pagine di vicende e analisi in uno stile sempre magnetico e accessibile.
D’altronde, il fascino dei Gesuiti sta nella ponderosa formazione teorica e teologica, coniugata con un materialismo (sì, nel senso marxista del termine) e una militanza in molti casi  estrema.  L’autore prende di petto il carattere eversivo della Teologia della Liberazione, elaborata da un gesuita peruviano, e diffusa nel mondo ma soprattutto in America Latina, in difesa degli ultimi, tanto da indurre molti di questi religiosi a militare in movimenti come quello sandinista.
Il fascino del libro, che ripercorre dalla fondazione la storia della Compagnia, sta nella feconda ambiguità che guida Malachi Martin: la critica alla radicalità e alla ribellione del movimento, unita al grande orgoglio per l’Ordine a cui lui stesso era appartenuto. Inoltre, è importante la relativa attualità del dibattito, dove in primo piano ci sono le figure di papa Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I e II.
Sarà interessante scoprire, nel papato di Francesco, che cosa rimane e che cosa è finito del suo passato di gesuita argentino, quando a Buenos Aires era “il parroco della favela”, come laggiù ancora è chiamato.

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