ESPERIENZA CROCE ROSSA

Dopo un inverno felicemente trascorso senza il minimo malanno, in questo dissennato mese di maggio si è abbattuta su di me una sintomatologia degna di Tre uomini in barca, con tutti i possibili fastidi da raffreddamento, influenzali e allergici. Pazienza per la tosse, la febbre e altro ma, arrivati i problemi oculari, abbastanza virulenti (che mi impedivano di tenermi occupata con una scorpacciata di Montalbano-sceneggiato), ho cominciato a diventare smaniosa.
Sebbene perfettamente seguita dal mio medico di base, dopo neppure 24 ore di collirio 1 e collirio 2 ho deciso che avevo già bisogno di un controllo ma, essendo sabato, non volevo disturbare il dottore.
L’alternativa poteva essere il pronto soccorso oftalmico dell’Ospedale Fatebenefratelli dove, viste le mie condizioni, già in discreto miglioramento, mi avrebbero rifilato al massimo un codice verde e almeno otto ore di attesa.
Di conseguenza, anche per andare alla scoperta di un nuovo ambito della sanità milanese e fare due passi (da casa ci arrivo anche a piedi) ho pensato di avvalermi dell’ambulatorio della Croce Rossa Italiana (via M. Pucci 7 – zona Corso Sempione, dietro la Rai – tel. centralino 02.33.12.91, sito www.crimilano.it), aperto dal lunedì al sabato 8-12, 15-19, domenica 8-12.
C’è questa possibilità grazie a un accordo fra la Croce Rossa e la nostra efficiente Alg (Associazione lombarda giornalisti, www.alg.it), che l’ha sottoscritto per chi avesse bisogno proprio nei giorni di chiusura dell’ambulatorio giornalisti.
Alla CRI, sabato mattina 25 maggio, sono stata visitata subito e con scrupolo da una dottoressa, e assistita da una sorella infermiera molto cortese. Ho pagato 30 euro (che la nostra cassa mutua copre), ma penso che questa alternativa possa essere a volte utile anche per chi non può avere rimborso (informarsi sui trattamenti e le prestazioni).
Ne parlo perché il pronto soccorso ambulatoriale CRI, a parte qualche persona in attesa per vaccinazione, era deserto, e perché medico e infermiera mi hanno dipinto una situazione di grave impoverimento delle attività e dei volontari di questo servizio, che invece è da valorizzare, per la sua gloriosa storia quanto per la sua utilità.
Ho detto loro quanto mi colpiscono le meravigliose divise azzurre delle crocerossine, e l’infermiera mi ha spiegato che “quelle divise costano più di un abito da sposa”. Si vede.
A parte i dettagli di contorno e le chiacchiere, scrivo perché la decadenza di questo ente prestigioso – che chissà quante persone benedicono – si verifica poiché quasi nulla si fa per renderlo noto, sostenerlo; perché molti non ne conoscono neppure le sedi né l’offerta professionale. E scrivo naturalmente per dire GRAZIE.
Quindi, se dovesse rendersi necessario, ricordatevene e, soprattutto, statemi bene.
P.S. Non è più possibile destinare il 5 per 1000 alla Croce Rossa in quanto non è una Onlus. Ma si può sempre fare una donazione, come ricordo succedeva ai tempi in cui frequentavo le classi elementari, tramite proprio la Scuola,  ed ero orgogliosa del distintivo che ci regalavano.
Altri tempi …

 

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